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Terapia per cittadino straniero- Psicologo polacco a Roma

Terapia per cittadino straniero- Psicologo polacco a Roma

Terapia per cittadino straniero- Psicologo polacco a Roma

Terapia per cittadino straniero. In ogni incontro con un paziente bisogna interrogarsi sulle nuove e peculiari espressioni di disagio psichico legate ad elementi culturali specifici (Tarricone et al. 2012).

L’esperienza migratoria rappresenta, per il paziente, uno stravolgimento culturale ed identitario. Il cittadino straniero deve ridefinire il proprio progetto di vita, acquisire un nuovo orientamento nello spazio e nel tempo e ciò, secondo Cimino (2015), lo esporrebbe a un maggiore rischio di sviluppare disturbi mentali gravi. Si può quindi affermare che le persone non esprimano il loro disagio secondo una modalità fissa e predeterminata dalla cultura di origine, ma possano modificare l’espressione del proprio malessere conformemente agli standard del paese ospitante.

Differenza tra connazionali migranti e non migranti

Losi (2004) sostiene che il cittadino straniero vive tra due mondi (considerati) stanziali, mentre loro sono in movimento come anche la loro cultura. Questa condizione dello stare tra due mondi lo rende diverso da un suo connazionale che ha scelto di non migrare, la mente del primo si costruisce diversamente da quella di chi è stanziale.
Per questo motivo il lavoro con un migrante deve partire dalla sua odissea dell’immigrazione. Bisogna considerare il contesto dal quale proviene il soggetto. La migrazione è sempre separazione, ma non è sempre dolorosa con taglio emotivo, e evento traumatico. La terapia con un cittadino straniero è un incontro tra rappresentanti di più mondi e culture. Non si tratta cioè di guardare soltanto gli altri, ma di guardarsi come altri. Ciò che è importante per un terapeuta è agire nell’ambito di differenti culture, senza che una ne escluda l’altra. 

Terapia per cittadino polacco residente a Roma.

Associazione Centro Logos e psicologa di origine polacca dott.ssa Krawczyk Aleksandra Ewa hanno pensato di aprirsi anche alla numerosa comunità polacca di Roma. Centro Logos, sito in zona Monteverde, offre sostegno psicologico in lingua polacca agli adolescenti, adulti, coppie e famiglie. Secondo i dati provenienti dall’Ufficio Statistiche del Comune di Roma, aggiornati al Dicembre 2006, la presenza polacca nel Comune di Roma raggiunge le 12.685 unità. A volte ci si trova  in una condizione psichica di doppia separazione- non si può essere quello che si era in passato, ma contemporaneamente non si gode del essere cittadino con la propria progettualità. L’idea di promuovere Psicologo polacco a Roma è perché ci si vuole occupare di quelle persone che si sentono degli stranieri nella nuova casa, spesso costretti ad un’amputazione di una parte della propria storia e di se stessi.

La copertina della poesia 'Catechismo del bambino polacco' di Władysław Bełza pubblicata nel 1900.

La lingua madre, lingua del cuore

S. Hayakawa, ricercatore della University of Chicago che «La lingua madre è acquisita attraverso la famiglia, gli amici, la televisione ed è per questo si crea una fusione con le emozioni ricevute, lingue straniere vengono spesso apprese in ambienti meno emotivi come una classe, e con sforzi maggiori. Il contenuto emozionale, dunque, si perde nella traduzione» Parlare in una lingua straniera richiede riflessione, si rallenta e concentri per capire. Secondo gli scienziati, la lingua straniera produce una ridotta risposta emotiva.

La lingua madre, quella che impariamo alla nascita è una lingua vincolata alle persone, al luogo e al tempo, si sedimenta nel cervello in un modo del tutto diverso rispetto alle lingue imparate successivamente.  Nei momenti difficili della nostra vita: il parto, l’amore, l’educazione dei figli abbiamo bisogno di parlare la lingua materna. Quando comunichiamo in lingua materna essa  veicola e abbraccia sapori, suoni, sorrisi, lacrime, feste e radici della terra dalla quale veniamo.

 Lo psicologo della stessa nazione non è una prerogativa

L’aspetto linguistico è un aspetto della relazione ma non il più importante. Esistono anche altri canali di comunicazione. La terapia è sopratutto un incontro in uno “spazio transizionale” simile, nella sua costruzione, alle dinamiche che intercorrono tra un bambino che sta imparando a parlare e la sua mamma. Sappiamo che immediatamente dopo la nascita, è già presente nel bambino una capacità di stare in relazione che precede la sua possibilità di esprimersi verbalmente.Gli scambi emozionali essenzialmente non verbali, vocali, facciali e gestuali sono un sistema che rimane attivo poi per il resto dell’esistenza. Quello che emerge nel divenire del lavoro con i pazienti stranieri e non, è la comprensione del loro vissuto, e lo stare nella relazione con loro. In un percorso terapeutico si può divenire consapevoli del fatto che il continuo correre via (trasferimento compreso) è servito per evitare di trovarci faccia in faccia con se stessi.

 

 

Approfondimenti

https://www.focus.it/comportamento/psicologia/le-lingue-dentro-al-cervello

http://www.lescienze.it/news/2014/11/19/news/memoria_lingua_esposizione_prima_infanzia-2378908/

‘Nie ma polskich tematów, są polskie korzenie’. Rozmowa z Aleksandrą Krawczyk, polską psycholog z Rzymu

 

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