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Solitudine, la mancanza di relazioni fa male

Solitudine, la mancanza di relazioni fa male

Solitudine, la mancanza di relazioni fa male

Solitudine. Archiviate le festività natalizie e l’arrivo dell’anno nuovo, per molti è tempo di bilanci. Di soldi spesi e chili presi, ma non solo. Le feste sono sempre un momento critico, una cartina tornasole delle relazioni familiari e dei legami significativi.

solitudine, le persone rendono la vita difficile

Cary Grant e Deborah Kerr in “Un amore splendido” di Leo McCarey

Relazioni serene o conflittuali? Presenti o assenti? Famiglia, amici, colleghi: le nostre relazioni godono di buona salute? Oppure no? Le relazioni danno vita alle nostre esistenze, all’interno di relazioni ci sentiamo nutriti. Abbiamo bisogno di condividere pensieri, emozioni, opinioni, cose da fare, divertimenti e dolori, feste comandate. C’è nella nostra vita qualcuno con cui correre insieme?

 

 

Solitudine e salute psicofisica: una ricerca

Quel che è certo è che la solitudine fa male.

Una equipe di psichiatri e cardiologi tedeschi ha condotto una ricerca sugli effetti  della solitudine sulla salute prendendo in esame oltre quindicimila persone. I soggetti che hanno fatto parte del campione della ricerca,  tra i 35 e i 74 anni, sono state seguite per cinque anni. In questo arco temporale sono stati monitorati il livello di salute psicofisica e la presenza di un sentimento di solitudine.

L’ equipe, guidata dal professor Manfred Beutel del Department of Psychosomatic Medicine and Psychotherapy della Johannes Gutenberg University di Mainz, ha rilevato correlazioni significative tra il senso di solitudine e indicatori di malessere. Secondo il prof. Beutel

la solitudine aumenta anche la probabilità di essere fumatori, un classico indicatore di uno stile di vita sbagliato. La ridotta qualità della salute mentale può poi essere causa di un maggior numero di visite dal medico, di ricoveri e di utilizzo di psicofarmaci. Presi nel loro complesso questi risultati danno un solido supporto alla convinzione che la solitudine dovrebbe essere considerata di per sé una significativa variabile di salute.

Solitudine e isolamento sociale

Cosa vuol dire sentirsi soli? A quale esperienza corrisponde il senso di essere soli, abbandonati?

Non è inusuale parlare con persone che nonostante abbiano famiglia, figli, colleghi, attività da svolgere, si sentano sole. D’altronde, non è detto che avere pochi contatti sociali significhi automaticamente sentirsi soli.

I ruoli sociali che ricopriamo possono garantirci il contatto con un certo numero di persone, ci portano in ambienti diversi fuori di casa. Tuttavia contatti e occasioni di interazione sociale possono non essere sufficienti, o abbastanza rilevanti, da soddisfare il nostro bisogno di relazioni.

La discrepanza tra i nostri bisogni sociali e la qualità delle relazioni in cui siamo coinvolti può causare sentimenti negativi e  malessere, con ripercussioni sulla salute. Ma secondo Pamela Qualter, autrice dello studio “Loliness Across the Life Span”, siamo naturalmente portati a cercare relazioni quando sperimentiamo un senso di abbandono e isolamento sociale.

Secondo Qualter, esiste una motivazione alla riaffiliazione (RAM reaffiliation motive) che rende la solitudine una esperienza transitoria. Tuttavia tentativi di riattivare delle relazioni possono fallire, soprattutto quando si è avanti con l’età. Diventa perciò importante che l’ambiente sociale e familiare si attivi per garantire esperienze relazionali adeguate anche alle persone più anziane.

 

 

Approdondimenti

http://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1745691615568999

 

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