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Mercoledì, 22 Mag 2013

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Psicologia Scolastica: L'Apprendimento

L’apprendimento è l’acquisizione e la modifica di conoscenze (nuove o esistenti), valori, abilità e comportamenti.

Hanno capacità di apprendimento gli esseri umani, gli animali e alcune macchine e lo studio di questa disciplina appartiene alla psicologia cognitiva.

L’apprendimento è un cambiamento costante, il prodotto dell’esperienza continua, un processo dipendente dall’esperienza di vita.

Le esperienze influenzano molto le connessioni neurali e le strutture celebrali.
Da un punto di vista prettamente psicologico l’apprendimento è una funzione dell’adattamento nel comportamento di un soggetto, il risultato di un vissuto, un processo attivo di acquisizione di comportamenti stabili in funzione dell’adattamento. Questo processo tende ad intensificare le differenze esistenti tra gli esseri umani. Sin dai primi giorni di vita partono le prime forme di apprendimento.

Il neonato apprende in modo inconscio e per parlare di apprendimento intenzionale bisogna aspettare il momento in cui ci sia una maggiore capacità di immagazzinare informazioni, delle strategie di memoria sviluppate e la metacognizione, ovvero quella capacità di riflettere sul proprio modo di pensare (autocoscienza).

Approccio comportamentista nello studio dell’apprendimento

Fu Ivan Pavlov il primo ad avere un approccio comportamentista nello studio dell’apprendimento.
Questa tipologia di approccio studia il processo dell’apprendimento attraverso lo schema stimolo → risposta (modello più semplice) che prevede l’associazione di uno stimolo condizionato ad una risposta riflessa
.
Attraverso diversi studi, Pavlov delineò la curva dell’apprendimento secondo la quale l’apprendimento aumenta rapidamente dopo l’esposizione a poche associazioni, poi si stabilizza e successivamente si avrà la situazione per cui le associazioni influiscono sempre di meno.

Più ci si addentra in questo argomento più si complica e dopo Pavlov sono stati numerosi gli studiosi che hanno studiato questo processo (ristrutturazione cognitiva associato al vissuto consapevole). È Köhler che si è occupato di questa forma di apprendimento studiando quello delle scimmie antropoidi. Köhler elabora una teoria molto più complessa che comprende l’intenzionalità della risoluzione del problema (non un semplice stimolo-risposta) e fa riferimento ad apprendimenti concettuali e cognitivi piuttosto che ad operazioni e risposte motorie. Questo tipo di apprendimento è il risultato di una strutturazione funzionale che porta alla risoluzione di un dato problema.

Problem Solving

È con l’approccio cognitivista che si introduce il modello di problem solving (atto di intelligenza). Il problem solving è un processo mentale che mira a trovare una soluzione partendo da una situazione iniziale e giungendo ad una finale. È un processo di intelligenza, utilizzato in maniera empirica alla ricerca di una soluzione.

Nel processo di problem solving entra in ballo l’intelligenza che si distacca dal contesto meramente scolastico per applicarsi a concetti differenziati come l’intelligenza fluida – cristallizzata, l’intelligenza logico creativa, le intelligenze multiple e l’intelligenza emotiva. Wertheimer nel 1965 fa una distinzione tra intelligenza logica, astratta, analitica e creativa.

Neisser, padre dell’approccio cognitivista alla psicologia, parla di problem solving come un’efficace strategia di apprendimento e lo struttura in diverse fasi:

  • La prima fase è quella che prevede il possesso di un’informazione incompleta attraverso la quale giungere alla

    soluzione del problema;
  • La seconda fase consta della definizione di mete e finalità insite nel problema (acquisizione di informazioni);
  • La terza fase consiste nella formazione di una serie di operazioni che modifichino lo stato iniziale e facciano

    raggiungere lo stadio finale.

Gli elementi importanti del problem solving, secondo Neisser, sono:

  • Definizione degli elementi del problema;
  • Gerarchizzazione degli schemi mentali;
  • Risorse attive per la formazione di una strategia orientata alla soluzione del problema.

L'apprendimento nel contesto sociale

La psicologia sociale analizza tutti i fenomeni legati all’apprendimento in un’ottica sociale, non si concentra unicamente sul singolo individuo ma sulle interazioni tra le diverse persone, calate in un dato contesto sociale. È il contesto sociale, contenitore di stimoli, risposte e processi cognitivi, che influenza la persona e la sua condotta. È Vygotskij il primo a sviluppare una teoria completa sull’apprendimento. Protagonista della sua teoria è il linguaggio che è visto come vettore chiave delle capacità personali che si sviluppano nel contesto sociale.

Con il concetto di “zona di sviluppo prossimale” Vygotskij supponeva che le capacità di ognuno si manifestassero doppiamente, prima nel contesto sociale e in seconda battuta, una volta interiorizzate, come capacità personali. Da questa teoria ne deriva che l’apprendimento non si basa su mere capacità personali ma sulle interazioni sociali che si sviluppano attraverso il linguaggio (comunicazione).

Un altro importante e fondamentale psicologo sociale che sviluppa una teoria sull’apprendimento è Bandura che ipotizza che l’apprendimento si sviluppi attraverso l’imitazione e la riproduzione e si verifica attraverso un serie di condizioni:

  • L'attenzione dell'osservatore è rivolta verso il modello;
  • L'osservatore coglie il comportamento osservato come modello valido da fare proprio;
  • Deve esistere la capacità di ricordare e richiamare il modello comportamentale a distanza di tempo quando si

    sviluppano le situazioni adeguate.

Si parla di processi di imitazione tra osservatore e osservato. Questo processo così teorizzato è legato anche ad aspetti cognitivi ed affettivi secondo i quali ci si trova ad imitare persone per le quali si ha maggiore affetto e stima.


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