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La Sindrome da Alienazione Genitoriale

La Sindrome da Alienazione Genitoriale

La Sindrome da Alienazione Genitoriale

La questione è controversa. Sulla Sindrome da Alienazione Genitoriale  ( PAS dall’ inglese Parental Alienation Syndrome) si consuma una  guerra, tra psichiatri e tribunali che ne sostengono l’esistenza e l’impatto drammatico sui bambini contesi; e psichiatri e tribunali che la bollano come una fandonia che viene usata per gettare benzina sul fuoco nelle separazioni particolarmente conflittuali.

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Proviamo comunque a vedere di che si tratta, secondo alcuni esperti, autori di studi sulla PAS.

Sindrome da alienazione genitoriale

Si può definire la PAS come “un disturbo che insorge essenzialmente nel contesto di controversie per l’affidamento dei figli. La sua principale manifestazione è la campagna di denigrazione da parte del bambino nei confronti di un genitore, una campagna che non ha giustificazione.

Essa deriva dall’associarsi dell’indottrinamento da parte di uno dei genitori che programma (fa il lavaggio del cervello) e il contributo personale del figlio alla denigrazione del genitore che costituisce l’obiettivo di questa denigrazione. In presenza di abusi veri o di abbandono da parte del genitore, tale animosità può essere giustificata e in questo caso non è possibile utilizzare la PAS come spiegazione dell’animosità del bambino” (Giorgi, 2001).

Secondo Gardner (1998) la PAS non è caratterizzata semplicemente dalla campagna di denigrazione dell’altro genitore presso il/i figlio/i, ma contiene come elemento centrale il personale contributo del bambino alla alienazione del genitore denigrato.

Secondo Dell’Antonio (1984) quando i genitori si contendono i figli, spesso in maniera più o meno conscia, più o meno esplicita, chiedono al bambino di scegliere uno di loro, alla ricerca di una conferma del ruolo genitoriale in un momento in cui invece è fortemente svalutata l’adeguatezza come coniuge, come partner adulto.

Conquistare l’appoggio del figlio da una parte, e sminuire la capacità del coniuge con cui si è in conflitto dall’altra, sono strategie con cui a volte chi si accinge ad affrontare una separazione tenta di compensare il deficit di autostima, il senso di lutto e di fallimento che una separazione può comportare.

Secondo Togliatti Lavadera (2002) in questi casi i figli “possono essere coinvolti in “triadi rigide”, ovvero in una dinamica relazionale in cui il confine tra il sottosistema genitoriale e il figlio diventa diffuso e quello intorno alla triade genitori – figlio diviene esageratamente rigido”.

All’interno di un sistema familiare è possibile distinguere tre principali tipi di triade rigida (Minuchin, 1974):

La coalizione, definita come l’unione tra due persone a danno di un terzo. Uno dei genitori si allea con un figlio contro l’altro genitore. In questi casi i figli arrivano a rifiutare ogni forma di dialogo e di incontro con l’altro genitore.

La triangolazione, definita come una coalizione instabile in cui ciascun genitore desidera che il figlio parteggi per lui contro l’altro; quando il figlio si schiera con uno dei genitori, l’altro definisce la sua presa di posizione come un tradimento. Il figlio è con le spalle al muro, intrappolato in una impasse: lo schierarsi con un genitore, a volte anche solo il manifestare sostegno ad uno di essi, può essere letto dall’altro genitore come un tradimento.

La deviazione, fenomeno in cui il conflitto viene spostato su un terzo. In questi casi il bambino, che porta il peso del conflitto, può manifestare comportamenti devianti o sintomi di disagio psicologico.

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I sintomi della PAS

La PAS è caratterizzata da otto sintomi primari, espressi dai figli come prodotto di una denigrazione da parte del genitore affidatario (Gardner, 1992):

  • La campagna di denigrazione. In una situazione normale, ciascun genitore non permette al bambino di
    esibire mancanza di rispetto e diffamare l’altro. Nella PAS, invece, il genitore programmante accetta la
    mancanza di rispetto da parte del figlio, e può addirittura favorirla.
  • La razionalizzazione debole. Il bambino giustifica la volontà di non vedere e frequentare l’altro genitore c
    on motivazioni illogiche, incongruenti o comunque inadeguate: ad esempio “non voglio vedere mio padre/madre perché mi manda a letto presto”.
  • La mancanza di ambivalenza. Il genitore rifiutato è descritto dal bambino come “tutto negativo”, ed il genitore amato come “tutto positivo”.
  • Il fenomeno del pensatore indipendente. Il bambino sostiene fermamente di aver elaborato da solo le sue opinioni sul genitore alienato, senza alcun contributo del genitore affidatario.
  • L’appoggio automatico al genitore alienante. Il bambino prende le parti del genitore alienante sempre, in qualunque conflitto e situazione.
  • L’assenza di senso di colpa. Il bambino non prova senso di colpa o dispiacere nei confronti del genitore alienato.
  • Gli scenari presi a prestito. Il bambino sostiene le proprie affermazioni con un uso del linguaggio e la descrizione di scenari di cui, per l’età e l’opportunità, non è verosimile che sia a conoscenza, a meno che non gli siano stati comunicati da altri (genitore affidatario o parenti del genitore affidatario).
  • L’estensione dell’ostilità alla famiglia allargata ed agli amici del genitore alienato. L’ostilità si estende ai parenti del genitore alienato (nonni, zii, cugini) ed agli amici, ed eventualmente al/la nuovo/a partner.

Il genitore alienante

Darnall (1998) descrive tre tipi differenti di alienatori:

  • Alienatori naif, caratterizzati da un atteggiamento sostanzialmente passivo nella relazione con il minore;
  • Alienatori attivi, sanno distinguere i propri bisogni da quelli del figlio ma hanno difficoltà a gestire i propri sentimenti di, aggressività, amarezza o frustrazione dovuti alla separazione o divorzio;
  • Alienatori ossessivi (alienatori con causa), tendono a percepire se stessi come traditi e ad attribuire all’altro genitore il fallimento del matrimonio, la loro ragione di vita diventa la vendetta per tutti i “torti” subiti, di cui il divorzio rappresenta l’espressione massima.Solitamente accanto a questi problemi sussistono problematiche economiche e sociali.

Diverse sono le tecniche che il genitore alienante mette in atto per denigrare l’altro coniuge, (Gulotta, 1998) come manifestare comportamenti intrusivi durante le giornate che il minore trascorre con l’altro genitore (ad esempio telefonando in continuazione); impedire all’ex coniuge di entrare in casa e imponendo di aspettare il figlio in auto suonando il clacson per avvisare del suo arrivo; imporre al figlio il cognome del nuovo partner, etc.

Tuttavia, il condizionamento del figlio non è così automatico: un fattore importante è il grado di autonomia, di maturità affettiva e cognitiva. Naturalmente, più il bambino è piccolo, maggiori sono le probabilità che sposi in maniera totalizzante la visione del genitore affidatario e alienante.