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Kidult e NEET, preoccupante fenomeno generazionale

Kidult e NEET, preoccupante fenomeno generazionale

Kidult e NEET, preoccupante fenomeno generazionale

Kidult e NEET , nuove figure sociali

Kidult è il termine coniato dagli americani per indicare l’adulto recalcitrante a maturare. Neologismo nato unendo la parola kid “ragazzo” e adult “adulto”,  viene tradotto in italiano con “adultescente’’. Con adultescente si intende quell’individuo che ha acquisito una maturità  fisica e psicosociale, alla quale tuttavia si contrappone un’assunzione ritardata del ruolo adulto ( Di Blasi 2003). Il soggetto “kidult” non progetta la sua esistenza lungo una linea che va dal passato al futuro. Piuttosto, prende le sue decisioni giorno per giorno, sulla base di esigenze e desideri legati alla situazione e al contesto (Rosa 2003). Vive una giovinezza artificiale come potenzialità infinita, abita in un universo nel quale è stata sottratta ogni valenza alla diversità tra giovane e adulto. Proprio questa indistinzione, tra giovane e adulto, è divenuta elemento caratterizzante (Bonazzi, Pusceddu 2008). Stilarne un profilo, tuttavia, non è impresa facile. Gli studi accademici sul fenomeno dei kidult sono praticamente inesistenti. Di fatto, l’Istat non recensisce ancora i kidult.

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NEET, i ragazzi senza prospettiva

NEET (Not in Education, Employment or Training)   è un neologismo introdotto nel 2002 dagli sociologi J. Bynner e S. Parsons in un’articolo scientifico dal titolo Social exclusion and the transition from school to work: the case of young people not in education, employment of training (NEET). Il termine indica tutti quei ragazzi che, finito il percorso di istruzione obbligatoria, non sono inseriti nè in un programma di proseguimento degli studi, nè  di formazione o alla ricerca di un impiego.  Secondo Bynner e Parsons, i NEET sono giovani che non compiono 5 passi fondamentali per il passaggio alla vita adulta:

  • trasferimento dalla casa dei genitori;
  • studio e completamento del percorso scolastico e formativo;
  • ingresso nel mondo del lavoro;
  • formazione di un nucleo familiare;
  • assunzione di responsabilità verso i figli.

Secondo L’Istat, nel 2013, in Italia oltre 2.435 migliaia di giovani (il 26,0 per cento della popolazione tra i 15 e i 29 anni) risultano fuori dal circuito formativo e lavorativo.

 

Processi di infantilizzazione e linea generazionale

I Kidult e i NEET sono alcuni degli protagonisti delle ”nuove figure sociali” prodotte dai fenomeni dell’infantilizzazione e dai mutamenti sociali postmoderni. Si potrebbe dire  che si tratta di una nuova sfumatura dei ben conosciuti bamboccioni. Per esattezza il bamboccione è un giovane adulto dal comportamento infantile, poco maturo e responsabile che, invece di cercare l’autonomia finanziaria e abitativa, continua a stare a casa con i genitori e si fa mantenere da loro. Il fenomeno dei kidult e  NEET è molto più complesso, che sembra essere il culmine evolutivo dei mutamenti postmoderni legati all’infantilizzazione socio-mediatica, e alle lacune di un modello valoriale adulto.

I kidult non colgono la differenza tra giovane e adulto, e soprattutto i comportamenti adeguati al giovane e all'adulto.

Durante l’infanzia, attraverso l’ interazione e la creazione di uno spazio relazionale,  a poco a poco interiorizziamo i messaggi verbali e non-verbali, le aspettative e i comportamenti dei nostri genitori. Regole e premessi, aspettative e desideri e obblighi: durante il processo di crescita dobbiamo fare i conti, genitori e figli, delle reciproche attese. Ma anche riconoscere inclinazioni, attitudini, desideri. Accettare che esistono cose che sono obbligatorie. Ed è importante saper riconoscere ciò che appartiene a noi stessi o all’ altro. Alla propria linea generazionale, o all’altra. Nella costituzione della famiglia è centrale la divisone asimmetrica, ossia la linea generazionale.  Se questi confini sono disfunzionali o mancanti, i figli possono crescere come ‘orfani affettivi’, con un senso di confusione nei confronti del principio di autorità. Forse esperti negli aspetti ludici ma senza capacità di darsi e raggiungere una meta.

Come sarà la nuova linea generazionale?

I tempi non sono favorevoli. Un recente studio (Goldstein 2007) ha dimostrato che la crisi di un quarto di età colpisce prevalentemente chi ha un alto livello di istruzione. L’ università di oggi non concede più certezze. Le persone si rendono conto che gran parte di quello che hanno studiato non servirà a molto nel mondo reale.  Dunque passano lunghi anni in moratoria ( Cristofori 1990) tra tirocini, master e corsi di formazione. Emerge ansia, rabbia e frustrazione, ci si sente inadeguati in quanto il proprio stile di vita non rispetta il modello standard di adultità. La causa primaria dello stress associato alla crisi di un quarto di età è prettamente economica.  È aumentato il livello di ambizione individuale, perché un lavoro di oggi non deve garantire non solo un salario, ma anche dare soddisfazione.

Zygmunt Bauman parla di stato di crisi, la crisi del concetto di comunità che porta ad un individualismo sfrenato, dove nessuno è più compagno di strada. Mancano i punti di riferimento, l’ instabilità nelle relazioni si associa alla cosiddetta “liquidità”. In uno scenario dominato dall’ incertezza, i bamboccioni preferiscono restare a casa, i NEET non intraprendono studi e lavoro e i kidult  scelgono di ”giocare” per difendersi da questo mondo adulto che appare così lontano.

Approfondimenti:

http://noi-italia2015.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=39&cHash=6bceb7ed7bf4d1ca0fe3b879abfa0d18

http://www.corriere.it/moda/news/17_aprile_21/siete-vecchiovani-50enni-irriducibili-che-non-vogliono-mollare-mai-bcf354ac-26a3-11e7-b6b1-a150ed5c16fd.shtml

 

http://www.repubblica.it/economia/2017/06/15/news/unicef_troppi_ragazzi_italiani_senza_studio_o_lavoro_e_50_bambini_su_100_sono_a_rischio_poverta_-168162972/

http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=edat_lfse_20&lang=en

Jacopo Bernardini, “Adulti nel tempo dell’eterna giovinezza”, Franco Angeli.

Jacobo Bernardini  “Adulti di Carta” , Franco Angeli.

 

 

 

 

 

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