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Empatia e psicologia per umanizzare la medicina

Empatia e psicologia per umanizzare la medicina

Empatia e psicologia per umanizzare la medicina

Empatia come fattore che contribuisce al processo di cura e guarigione. Si è svolta a Bologna, il 12 novembre scorso, una tavola rotonda dal titolo “Medicina, si cambia” , nell’ambito dell’evento “Secondo Natura”, organizzato da Repubblica Salute. Tema della tavola rotonda è stato quello dell’umanizzazione delle cure: una medicina improntata all’empatia, a misura d’uomo.

Empatia e bisogno di ascolto

I pazienti non hanno bisogno solo di cure mediche specialistiche, ma di riceverle in un clima di ascolto. Il paziente ha bisogno di essere, sentirsi ascoltato. Il paziente non è un corpo da curare, maneggiare, manipolare ma un essere umano che soffre. Secondo Mario Melazzini, direttore generale AIFA, quello di essere ascoltato è un bisogno che resta spesso inespresso. La difficoltà del paziente a far emergere questo bisogno, da un lato. E la focalizzazione del personale curante sui bisogni espliciti, di cura della malattia,in maniera esclusiva, dall’altro. Questa concomitanza può contribuire a rendere il processo di cura faticoso, freddo, in cui il paziente è parte di una procedura.

Umberto Pagotto,(Professore di Endocrinologia all’Università di Bologna) insiste sull’importanza dell’empatia nella relazione medico-paziente. La comunicazione empatica , come strumento per migliorare la relazione del medico con i pazienti ed i colleghi, potrebbe diventare materia di studio. Mettersi nei panni del paziente , per comprendere meglio i suoi bisogni.

La tecnologia può contribuire ad umanizzare il processo di cura?

In che modo si può rendere più piacevole, più gestibile, per il paziente, la vita in ospedale, o all’interno di un lungo processo di cura?  Cosa si può fare per i pazienti allettati , ad esempio, che hanno un contatto ridotto con l’ambiente esterno? Secondo Raffaella Pannuti (Presidente Fondazione Ant Onlus), l’uso di visori 3D può permettere ai pazienti lungodegenti di fare esperienze “immersive” . Questo potrebbe essere un modo per sostituire, in qualche misura, la mancanza di esperienze nel mondo reale. La realtà virtuale può contribuire, non solo attraverso l’uso ormai consolidato dei social network, a migliorare la vita reale. Il neurofeedback, insieme alla tecnologia della realtà aumentata , potrebbe offrire interessanti stimoli ai pazienti coinvolti in cure mediche.