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Disturbi specifici dell’apprendimento: Il neurofeedback

Disturbi specifici dell’apprendimento: Il neurofeedback

Disturbi specifici dell’apprendimento: Il neurofeedback

Nell’anno scolastico 2015-2016 sono circa 156 mila gli alunni con disabilità in Italia (il 3,4% del totale degli alunni). 88.281 nella scuola primaria (pari al 3% del totale degli alunni) e 67.690 (il 4% del totale) nella scuola secondaria di I grado. La disabilità intellettiva, i disturbi specifici dell’apprendimento e quelli dello sviluppo rappresentano i problemi più frequenti negli alunni con disabilità in entrambi gli ordini scolastici considerati (ISTAT 09/01/2017). I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono deficit in diverse aree funzionali tra le quali le principali riscontrate sono difficoltà nella lettura  (Dislessia), nei calcoli (discalculia), nella scrittura (Disgrafia). E’ importante tenere presente che tali disturbi il più delle volte non sono in relazione con l’intelligenza che risulta, nei ragazzi affetti da disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) , nella maggior parte dei casi pari o superiore a quella dei loro coetanei.

Disturbi specifici dell’apprendimento. Quali possibili cause?

Evidenze sperimentali mostrano che tali disturbi sono significativamente collegati ad una difficoltà nell’acquisizione, analisi, integrazione e processamento delle informazioni da parte del cervello. Ne conseguono problematiche nell’apprendimento e nell’emissione di risposte corrette. Un importante contributo nella comprensione delle cause alla base dei DSA viene dalle ricerche che hanno messo in relazione tali disturbi con le onde cerebrali (Delta, Teta, Alfa, Beta, Gamma). In letteratura scientifica è stato spesso riscontrato nei ragazzi affetti da DSA un’eccessiva presenza di onde Teta ed una carenza di onde Alfa. Entrambe sono vicendevolmente legate alla performance cognitiva e alla memoria.

Il ritmo alfa, tra le sue varie funzioni, sembra sia anche un indice dello stato di maturazione cerebrale. Alcuni ricercatori come Jäncke e Alahmadi hanno studiato l’elettroencefalogramma (EEG) a riposo di bambini con disturbi specifici dell’apprendimento confrontando il campione sperimentale con uno di controllo. Nella loro ricerca del 2015 riscontrarono una maggiore ampiezza del rapporto tra onde Teta/beta e Teta/alfa associato inoltre ad una forte presenza di onde lente (slowing cerebrale) principalmente nelle aree frontali.

Questi tre dati furono collegati dagli autori ad un deficit nel controllo attentivo in questi soggetti, che poteva in parte spiegare le problematiche riscontrate nell’apprendimento. E’ da tenere presente che il lobo frontale è deputato al controllo esecutivo e quindi le sue “mansioni” vanno dalla regolazione emotiva al controllo inibitorio, la pianificazione, l’organizzazione delle informazioni, il controllo attentivo. Uno “slowing” frontale può rappresentare quindi uno stato di scarsa attività di questa grande area con conseguente carenza nell’efficienza delle sue funzioni.

Connessioni cerebrali

Un altro indice che sta trovando spazio nelle ricerche su i ragazzi affetti da disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) è una carenza nella coordinazione tra le aree cerebrali. In taluni casi le aree cerebrali devono lavorare sincronicamente mentre in altri mantenere la loro indipendenza per svolgere i compiti a cui sono deputate. Una mancanza di coordinazione si associa spesso ad una rigidità mentale accompagnata da un eccessivo utilizzo delle risorse cognitive.

La terapia del Neurofeedback e i disturbi specifici dell’apprendimento

Il neurofeedback si pone come terapia alternativa alla terapia farmacologica, una terapia non invasiva che negli ultimi anni si è rivelata molto efficace nel trattamento dei DSA nonché nel Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività. Attraverso il primo esame (mappatura cerebrale) vengono preparati trattamenti personalizzati volti a lavorare le singole peculiarità del caso specifico.  Alcuni protocolli di trattamento lavorano su singole onde cerebrali come l’alfa, il teta, il beta, il gamma (potenziandole o riducendone l’ampiezza). Altri sul bilanciamento della quantità di queste onde interagendo con i loro rapporti come la relazione tra Teta/Beta o Teta/alfa.

E’ possibile inoltre attraverso il Neurofeedback lavorare sulla sincronia tra le diverse aree cerebrali al fine di promuoverne una migliore e più efficiente coordinazione. Il Neurofeedback risulta molto efficace nel trattamento di stati di frustrazione, ansia, stress, irritabilità, rabbia che spesso si accompagnano ai disturbi specifici dell’apprendimento. Basato su una forma di  apprendimento, i suoi effetti risultano essere più duraturi nel tempo.

Chi volesse approfondire l’argomento può contattare il dott. Giuseppe Cozzuto e prendere un appuntamento per un primo colloquio gratuito.

Bibliografia

Lutz Jäncke, Nsreen Alahmadi (2015) Resting State EEG in Children With Learning Disabilities. An Independent Component Analysis Approach. (http://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1550059415612622)

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