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Demenza digitale, problema sociale o medico?

Demenza digitale, problema sociale o medico?

Demenza digitale, problema sociale o medico?

Demenza digitale. Manfred Spitzer, un neuroscienziato tedesco, è l’ autore del libro Demenza digitale. Secondo Spitzer l’uso eccessivo di tecnologia induce una sorta di demenza digitale. Sappiamo che nei casi di demenza si presentano  sintomi  associati con la diminuzione delle capacità intellettive. Ci può essere un declino nel pensiero, nella memoria, nella cognizione, nelle abilità di linguaggio, nella comprensione e nel giudizio.

Quando si è in presenza di soggetti che usano dispositivi tecnologici in maniera massiccia, secondo Spitzer si osservano fenomeni simili a quelli tipici della demenza.

Demenza digitale: la plasticità cerebrale

Gli effetti sono visibili soprattutto in bambini e ragazzi. L’ utilizzo dei media digitali per l’educazione e l’intrattenimento di bambini in età prescolare non permette lo sviluppo cerebrale sano. Giacché il cervello è plastico in tutte le età della vita, proprio nella fase di sviluppo, i più giovani hanno bisogno di stimolazione attraverso l’attività fisica, la manualità, i giochi collettivi, il canto. Queste attività creano di continuo nuovi percorsi neuronali (nuove sinapsi) li «solidificano», velocizzando la capacità di ulteriore apprendimento, oltre a mantenere inalterato quello acquisito. L’abuso delle moderne tecnologie causa problemi di sviluppo: i giovani di oggi sono sempre più incapaci di restare concentrati a lungo, di ragionare e fare collegamenti.

Quando le persone hanno a che fare con un apparecchio digitale reagiscono a uno stimolo esterno ( avviso di notifica) diventando soggetti passivi. A lungo andare, continue risposte associate a uno stimolo possono fissare un comportamento. Nel rispondere alle tecnologie la mente effettua sempre gli stessi collegamenti, senza apprendere nulla. In questo modo, però, alcune connessioni ed aree del cervello restano inutilizzate da molto tempo e si riducono. E’ stato dimostrato che l’orientamento spazio-motorio aumenta la crescita delle cellule cerebrali dell’ippocampo (le uniche che effettivamente si rigenerano, nel cervello). Chi memorizza i luoghi accresce le dimensioni del suo “magazzino mentale” (da M. Spitzer, 2012). Come rispondere a questo di fronte al crescente uso del GPS?

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I rischi dell’eccessiva esposizione alla tecnologia

In Corea del Sud, paese con l’elevatissima penetrazione di media digitali (il 67 per cento dei giovani coreani possiede uno smartphone, e il 18 per cento di loro lo usa per oltre sette ore al giorno), sta diventando una sorta di ”trailer” del futuro mondo informatizzato. In Corea il termine «demenza digitale » viene usato già dal 2007 per i casi estremi di dipendenza da internet, un disturbo che, ha vari gradi di gravità e riguarda il 12 per cento degli studenti.

Nel 2014 in Gran Bretagna è iniziato un progetto, chiamato ‘Study of Cognition, Adolescents and Mobile Phones’ (Scamp), coordinato dall’Imperial College di Londra. La ricerca coinvolge oltre 2500 ragazzi tra 11 e 12 anni, che verranno monitorati per tre anni, per analizzare gli influssi dello smartphone che esercita sulle capacità cognitive, sul livello di attenzione e di concentrazione e sulla memoria dei ragazzi. “Valutandoli all’inizio dello studio e poi due anni dopo saremo in grado di vedere come le abilità cognitive si sviluppano in relazione all’uso dei telefonini e delle altre tecnologie wireless” ha spiegato Mireille Toledano, coordinatrice della ricerca.

Demenza digitale e socializzazione

L’uso continuo di smartphone e tablet media di fatto il contatto tra le persone. Se da una parte internet e dispositivi mobili ci permettono di comunicare con persone a migliaia di km in qualunque momento, dall’altra la comunicazione diventa più superficiale. Si parla infatti di contatti, di connessioni.  Tuttavia queste comunicazioni benchè reali sono comunque immateriali, non sostituiscono i legami e le relazioni costruiti attraverso una frequentazione di persona, la condivisione di attività e interessi comuni. Le capacità di socializzare nella realtà diminuiscono, favorendo l’insorgere delle forme depressive e la diffusione di problemi psicologici.Tra gli adulti si registrano innalzamento dello stress e sindrome da burnout.  

 

 

Approfondimenti

http://www.lastampa.it/2013/11/27/scienza/tuttoscienze/ma-troppa-rete-ha-danneggiato-il-fisico-e-la-mente-6FfWpKmbKRcljyKABZZCPL/pagina.html

http://www.scampstudy.org/wordpress/wp-content/uploads/2014/07/SCAMP-scientific-abstract-FINAL-.pdf

https://www.scribd.com/document/20156097/Le-basi-neurofisiologiche-dell-apprendimento-permanente?ad_group=725X99031X6210e2a4821fb6e673ae175e8cf9850e&campaign=Skimbit%2C+Ltd.&content=10079&irgwc=1&keyword=ft750noi&medium=affiliate&source=impactradius

http://www.psychiatryonline.it/node/6667

 

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