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Confini relazionali: il contributo della mindfulness

Confini relazionali: il contributo della mindfulness

Confini relazionali: il contributo della mindfulness

Confini relazionali e mindfulness. Secondo una ricerca di Deloitte, condotta in 31 paesi,  l’uso dello smartphone è spesso motivo di discordia in famiglia. Con l’aumentare della diffusione dello smartphone, aumenta anche il tempo che viene dedicato, in media, al suo uso. Di giorno, di notte, per fare shopping online, per fare foto, per comunicare, per guardare l’ora, rispondere a email,ecc. Ma anche per controllare le persone che ci interessano, sbirciando i profili social.

confini relazionali

Ben il 27% del campione intervistato in Italia, ha dichiarato che in famiglia si litiga per lo smartphone. In pratica, nonostante l’indubbia utilità, lo smartphone è spesso uno strumento di evasione: per combattere la noia, o per evitare di interagire con persone o in situazioni percepite come sgradevoli. Evasione e distrazione, anche da compiti e ruoli familiari. Tanto che nel nostro paese sono i genitori (il 22%) ad essere rimproverati dai figli per l’uso eccessivo del telefono. Presenza e tecnologia dunque, non sembrano andare  a braccetto, e il phubbing è ormai un fenomeno sociale.

 

 

Confini relazionali, vita privata e lavoro

Il fatto di poter essere sempre raggiungibili attraverso gli strumenti di comunicazione pone problemi anche sui confini tra vita privata e professionale. E’ giusto rispondere alle email anche fuori dell’orario di lavoro? Ci sono casi eccezionali in cui è necessario rispondere  a email e chiamate? Per la legge francese no, le aziende con più di 50 dipendenti non possono inviare comunicazioni ai dipendenti dopo l’orario di lavoro: disconnettersi è un diritto.

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Ma soprattutto, disconnettersi è una necessità per tutelare il proprio benessere: essere sempre reperibili si intreccia sempre più con l’essere disponibili. Si rischia quindi di lasciare fisicamente l’ufficio, ma di portarsi a casa tutto il carico di lavoro.  L’uso continuo di dispositivi tecnologici contribuisce in maniera rilevante al problema dello stress lavoro-correlato. Allora diventa importante saper mettere giù il telefono, attivare la modalità offline e lasciar andare le questioni di lavoro.  Almeno a casa, nel weekend.

Mindfulness al lavoro

La mindfulness in azienda offre un contributo importante nella gestione consapevole della tecnologia. Aiuta a creare buone prassi per regolare la comunicazione (invio di email, telefonate, ecc), ma anche a creare uno spazio  in cui poter uscire dal flusso continuo di informazioni. Ricentrarsi su di sé, fare contatto con pensieri ed emozioni nel momento in cui si avverte il rischio di essere travolti dalla stanchezza o dalla confusione: la mindfulness è una uscita di sicurezza. E permette di riconnettersi, tornare al proprio lavoro con maggiore consapevolezza.

La mindfulness è strettamente connessa all’ intelligenza emotiva: sollecita la capacità di riconoscere le proprie emozioni, di contenerle ed esprimerle. E dare spazio all’affettività è importante per generare un clima positivo nelle organizzazioni. Secondo un recente studio i leaders con buona intelligenza emotiva, nel 92% dei casi hanno team caratterizzati da alta energia e alte prestazioni. Leaders con bassa intelligenza emotiva, creano invece un clima negativo nel 78% dei casi.

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Confini relazionali e mindfulness

Praticare la mindfulness aiuta a riconoscere su cosa focalizzarsi nei contesti, e a riconoscere sani confini relazionali. Limitare l’utilizzo dello smartphone, pone al riparo dai continui flussi di informazioni e incursioni vita privata-lavoro e viceversa. Chiunque può contattarci in qualunque momento: ma noi siamo capaci di non rispondere o di non prendere il telefono per controllare messaggi e notifiche? E siamo in grado di lasciare a casa la vita privata e il lavoro in ufficio? O non facciamo piuttosto confusione?

Ritagliare del tempo per fare meditazione mindfulness, significa imparare a porre confini per creare uno spazio in cui ci sono solo per me stesso. Significa avere la possibilità di staccare da tutto per qualche minuto, nel silenzio. Silenzio digitale, silenzio di parole, di pensieri. Mi siedo e medito, osservando per qualche minuto il mio respiro: l’aria entra ed esce dal naso, ed io sono lì presente ad osservare il respiro. Lasciando andare tutto il resto. Lascio che la mente si riposi, chiudo le comunicazioni con l’esterno per qualche minuto. Decidere di essere presente per qualche minuto, solo per fare qualcosa di assolutamente non produttivo, come osservare il respiro. Ma imparare a farlo con estrema attenzione, scegliendolo. Questo è il contributo della mindfulness: scegliere dove essere con consapevolezza.

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