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Custodire il silenzio, una pratica necessaria

Custodire il silenzio, una pratica necessaria

Custodire il silenzio, una pratica necessaria

Oggi più che mai, custodire il silenzio è necessario. La vita odierna oppressa da un inquinamento multiforme, da quello acustico a quello luminoso  , richiede in misura sempre maggiore un ambiente “vivibile” .  La grande diffusione di cammini, come per esempio sulla Via Francigena, e di attività che uniscono yoga e meditazione ad esperienze in natura, testimoniano la necessità di fruire di momenti lontani dal frastuono e dai ritmi metropolitani.  

 

Rumore , musica e silenzio

Così come il corpo, la mente ha bisogno di fermarsi e riposare.

 I suoni tipici della città ( traffico, lavori stradali, allarmi , ecc.) possono diventare rumori di fondo a cui il cervello tende ad abituarsi. I rumori possono costituire fattori di distrazione che rendono faticoso il processo di attenzione. Uno studio della Cornell University ha verificato gli effetti dei rumori di un aeroporto sugli studenti di una scuola nei pressi dell’aeroporto. I risultati hanno evidenziato una risposta di stress da parte degli studenti, sollecitata dal tentativo di gestire il rumore. Il tentativo di “ridurre” il rumore di fondo di fatto fa sì che si riduca anche l’ascolto di altri stimoli, lezioni comprese.

Una interessante ricerca ha messo in evidenza la correlazione tra l’ascolto di brani musicali e la modificazione di frequenza respiratoria e cardiocircolatoria. Da questo studio è emerso un dato particolarmente significativo, oltre alle possibilità legate all’utilizzo della musica a scopo terapeutico: l’efficacia del silenzio.

Nello specifico, il silenzio come pausa tra due brani musicali ,così come nella ricerca di Bernardi et al. (2006) , produce una progressiva riduzione nella frequenza cardiaca e respiratoria in misura maggiore che nell’ascolto di musica rilassante o del silenzio precedente all’inizio dell’esperimento.

Staccare la spina al rumore ha un effetto potente sul corpo, con effetti profondamente anti-stress.

Custodire il silenzio: un ascolto più profondo

Una esperienza comune è quella di percepire “il suono del silenzio“. Lungi dall’essere solo una assenza di suono, il silenzio è l’esperienza di un ascolto più profondo. Quando riduciamo i rumori di fondo, come ad esempio smartphone, musica ecc. nel nostro ambiente e riduciamo anche il rumore di fondo dei pensieri (come attraverso la meditazione) , possiamo sorprenderci ad udire suoni piccolissimi e lontani. L’abitudine al silenzio ci permette di affinare le nostre capacità di ascoltare, fuori e dentro di noi.

Il silenzio ci pone a contatto con noi stessi, con emozioni e pensieri, desideri e paure. Solo se interrompiamo quella che Kabat-Zinn chiama doing mode, la tendenza cioè ad essere sempre in attività focalizzati sul fare, possiamo osservarci e lasciare emergere i suoni interiori, il dialogo con se stessi e le emozioni collegate. Saper rinunciare ad una continua narrazione della mente dialogica per porsi in osservazione dei contenuti della mente apre alla possibilità di uscire dalle strettoie della routine quotidiana e ri-pensarsi, ri-conoscersi. Alla scoperta di qualcosa di nuovo, nel silenzio.