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Domenica, 19 Mag 2013
Venerdì 06 Maggio 2011 16:06

Profonde Paure

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Là dove risiede la paura

E’ stato recentemente pubblicato un articolo che mette in evidenza i meccanismi neuronali coinvolti nell’elaborazione degli stimoli che suscitano una reazione di paura.

Nella quotidianità ognuno di noi sperimenta emozioni negative quali ansia, stress, paura. L’ansia e la paura possono essere generalmente distinte partendo dal presupposto che la paura è una risposta emotiva ad un pericolo o ad una minaccia, mentre l’ansia è un’apprensione per un pericolo imminente in generale sconosciuto. Come è possibile immaginare una adeguata percezione degli stimoli pericolosi risulta particolarmente importante ai fini della sopravvivenza e dell'adattamento.

In questi termini l’ansia e la paura assumono una funzione fondamentale perché sono alla base dei meccanismi difensivi, il problema sorge quando tali stati emotivi costituiscono impedimenti al normale svolgimento della vita quotidiana e diventano fattori invalidanti per la persona fino a peggiorare la qualità della vita. Il pattern neurofisiologico che riflette, a livello motorio e vegetativo, la tipica reazione alla paura, sembra essere associato ad aree cerebrali specifiche tra cui l'amigdala, una delle strutture del sistema limbico, complesso filogeneticamente più antico e spesso definito “cervello emotivo”.

Nello studio condotto da Iannis Vlachos e colleghi del Bernstein Center di Friburgo, pubblicato su Plos Computational Biology, l'emozione della paura e la sua modulazione è stata studiata attraverso uno dei più noti paradigmi sperimentali: il condizionamento avversivo. In altre parole si presenta ai ratti uno stimolo neutro (suono) insieme ad uno stimolo spiacevole. Il risultato è che il ratto associa rapidamente la situazione di pericolo al suono e manifesta una reazione di paura (condizionata), anche per il solo stimolo neutro. La reazione di paura, una volta stabilita, diventa uno stato relativamente permanente (per effetto della ritenzione in memoria). Se poi il ratto viene sottoposto a ripetute stimolazioni sonore non accompagnate dallo stimolo spiacevole, la sua reazione di paura diminuisce e questo cambiamento viene definito con il termine di “estinzione”. Ma l’estinzione è solo apparente, infatti essa è dovuta ad un controllo della reazione di paura esercitata dal cervello e non all’eliminazione della memoria emotiva.

In particolare diversi studi sul condizionamento avversivo hanno dimostrato che il nucleo laterale dell'amigdala opera un collegamento tra stimoli condizionati ed incondizionati al fine di facilitare il recupero mnestico di tali situazioni. L’amigdala, quindi, è specializzata nella ritenzione delle memorie emozionali e funziona come un archivio in cui viene conservato il significato emozionale degli eventi. Gli autori della ricerca hanno supposto l'esistenza di due popolazioni di neuroni:

profonde-paure-blog-psicoterapia“Un gruppo di cellule nervose controlla la risposta di paura, ed un secondo gruppo inibendo la risposta non permette che l'informazione venga trasmessa alla corteccia cerebrale. Il risultato però sarebbe che la paura non è svanita del tutto ma solo celata alla coscienza”.
(Credit: Carlos Toledo/Bernstein Center Freiburg)

Quello che si evidenzia in questo studio è quindi che in alcuni casi la paura può sembrare superata ma in realtà è solo mascherata, basta ritrovarsi in situazioni simili perché la paura si rifaccia viva. I risultati possono fornire uno spunto di riflessione sull'insorgenza e il mantenimento delle fobie negli umani. Infatti come già numerose ricerche hanno messo in evidenza nel trattamento dei disturbi fobici è essenziale la considerazione del contesto e del vissuto emozionale individuale legato alla fobia specifica. Infine, ma non per questo meno importante, è necessario prestare attenzione a quella sorta di esigenza umana di creare paure anche in assenza di pericoli oggettivi, forse per una sorta di autoregolazione emotiva ora che non viviamo più nelle caverne.

Altre Informazioni

  • Fonte: Repubblica
Silvia Zuccaro

Silvia Zuccaro

Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale (PTSTA-P).

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