Silvia Zuccaro
Psicologa, Psicoterapeuta, Analista Transazionale (PTSTA-P).
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...altrimenti ci arrabbiamo!
Aspetti positivi di un'emozione negativa.
Siamo abituati a considerare la paura e la rabbia come emozioni negative, che si accompagnano a sensazioni di malessere e che ci motivano a mettere in atto comportamenti di evitamento, da un oggetto o da una persona.
Una recente ricerca condotta dall'Università di Utrecht e pubblicata su Psychological Science ha invece messo in luce la forza della rabbia come motivazione ad avvicinarsi, mettere in atto un comportamento di approccio verso uno stimolo che esprime rabbia.
In un primo esperimento condotto all'Università di Utrecht, ai partecipanti venivano mostrate delle immagini di oggetti comuni.
Tra un oggetto e l'altro veniva mostrata per tempi brevissimi (tali da non rendere consapevole la visione) l'immagine di un volto con un'espressione neutra, arrabbiata o impaurita.
Al termine veniva chiesto ai partecipanti di indicare quanto considerassero desiderabili gli oggetti che avevano osservato sul monitor.
In un secondo esperimento, gli oggetti venivano nuovamente associati a espressioni facciali per un tempo al di fuori della consapevolezza, e stavolta le risposte erano ottenute dallo sforzo fisico impiegato nello stringere una manopola: chi avesse usato una forza maggiore, avrebbe vinto l'oggetto in questione. I risultati hanno mostrato che le persone mettevano maggiore impegno per ottenere gli oggetti associati a facce arrabbiate.
Il senso del risultato della ricerca è che esiste una correlazione tra motivazione ad ottenere qualcosa ed il fatto che l'oggetto del desiderio sia associato all'emozione della rabbia.
Una lettura possibile è che l'emozione della rabbia solleciti un'azione di approccio, un avvicinamento; lettura alternativa a quella tradizionalmente più approfondita e studiata, che vede la rabbia come un'emozione che nella relazione crea distanza ed evitamento. Secondo uno degli autori della ricerca, il ruolo della rabbia come stimolo di avvicinamento ha un importante significato filogenetico, che è quello di ottenere le risorse importanti per la sopravvivenza.
In questo senso, la rabbia assume una valenza di segnale di energia, grintosità, volitività più che di aggressività e violenza. D'altronde, anche nella relazione interpersonale, la rabbia che proviamo verso qualcuno o che suscitiamo nell'altro, può essere un modo con cui entriamo in contatto con un desiderio non esaudito, un bisogno di ottenere qualcosa in più che ancora manca.
Autismo: effetto della terapia misurabile
Giovedì 05 Gennaio 2012 16:05 Pubblicato in Blog di PsicologiaAutismo, una scoperta italiana "L'effetto della terapia sarà misurabile"
Alcuni mesi fa è stato pubblicato sul “Journal of autism and developmental disorders” un articolo che illustra la possibilità di misurare l’effetto della terapia nel trattamento riabilitativo dell’autismo.
L’autismo è una malattia neurologica che per anni è stata circondata da false credenze, come quella della “madre frigorifero” che ama poco il suo bambino.
In Italia è stata effettuata una ricerca che dimostra come il risultato delle terapie riabilitanti sarà misurabile attraverso l’esame delle connessioni della sostanza bianca del cervello. A fare questa scoperta si è arrivati attraverso la risonanza magnetica eseguita con una tecnica all’avanguardia, la DTI (Diffusion Tensor Imaging) che fa in modo che si visualizzino le connessioni tra le diverse aree funzionali e si possano osservare le modifiche che avvengono a livello di fibre neuronali nel corso di ogni singola terapia.
Questa ricerca, condotta da Francesca Benassi del Centro studi di Neuroriabilitazione e Emberti Gialloreti dell’Università di Roma Tor Vergata, parte dal presupposto che nell’autismo esistano dei danni ai collegamenti tra le diverse aree del cervello, e solo osservando queste alterazioni è possibile correggere il disturbo. Gli autori della ricerca spiegano come in futuro sarà possibile monitore l’efficacia dell’intervento riabilitativo proprio studiando le connessioni tra le aree del cervello e le loro modifiche.
"È una malattia che ha origine genetica, anzi multi genetica, perché non esiste un singolo gene dell’autismo” aggiunge Gialloreti. L’autismo è un disturbo che colpisce prevalentemente i maschi, e questa è un’altra caratteristica che è ancora oggetto di studio come anche il fatto che alcune persone che soffrono di autismo siano geniali: c’è chi ha capacità mnemoniche impressionanti, chi elabora dati del computer, chi calcola numeri fino a 20 cifre.
"Gli autistici - spiega Emberti Gialloreti - nelle primissime fasi dello sviluppo tendono ad avere un cervello più grande, perché in loro le connessioni tra aree cerebrali sono appunto fuori controllo. Poi, come accade a tutti noi, il cervello cerca di riassestarsi da solo e pota le connessioni in eccesso. Solo che, nel caso dell'autistico, ne taglia troppe. Questa è probabilmente una delle cause del disturbo".
L’abbondanza di connessioni si trasforma quindi in deficit ma lascia dietro di se dei legami speciali che possono appunto portare alla genialità. Ogni caso di autismo, in base a quanto detto sopra, è un caso a sé, poiché le diverse connessioni celebrali si caratterizzano in modo differente e quindi con possibilità di trattamento e di recupero differenti. Tuttavia quest’ultimo studio rappresenta un grosso passo in avanti nello studio dell’autismo, aprendo le porte a nuovi progressi nella cura dell’autismo.
Nuove dipendenze patologiche: Social Network Addiction
Mercoledì 05 Ottobre 2011 15:17 Pubblicato in Blog di PsicologiaSocial Network:
Le nuove dipendenze patologiche
Sono sempre di più le persone che non riescono a staccarsi dalla tastiera, non riescono a lasciare il loro account neanche per un secondo, sono i malati di Facebook. È questa una delle nuove e pericolose dipendenze che si sono sviluppate nell’ultimo anno: maniaci del web.
Al Molinette, l’azienda ospedaliera di Torino, è attivo, da circa un anno, un nuovo ambulatorio per il malati di Facebook, nel dipartimento di Psicologia Clinica.
Non solo Facebook...
Facebook è ovviamente il più famoso ma questo ambulatorio è dedicato alla dipendenza da tutti i social network, che orma dilagano, e non solo. Le nuove dipendenze sono tante e oltre la dipendenza da internet c’è quella per i videopoker, videogiochi e giochi d’azzardo. Nuove dipendenze senza droga altrettanto gravi e preoccupanti. L’idea di questo laboratorio nasceva in seguito ad una ricerca di tesi di laurea fatta su circa 100 persone dalla quale è emerso che i depressi e gli psicotici ricorrono al gioco d’azzardo e agli psicofarmaci mentre per quelli che soffrono di disturbo di personalità si presenta un “caos delle dipendenze”.
Dipendenza da Facebook
La dipendenza di Facebook non è ancora classificata come una vera e propria patologia ma secondo il professor Munno, responsabile del reparto, in ogni persona dipendente da facebook esiste e cresce una sindrome latente:
“E’ il rischio del distacco dalla realtà: tra i casi segnalati, ci sono quelli di persone che arrivano tardi al lavoro perché non riescono a spegnere il computer attraverso il quale dialogano a distanza. Oppure uomini e donne che soffrono di deprivazione del sonno, che sviluppano un isolamento dal resto della famiglia, figli compresi, passando ore e ore della giornata o della serata chiusi in stanza o addirittura in uno scantinato trasformato in angolo-Facebook”.
I soggetti a rischio sono i giovani e gli anziani. I giovani cercano in rete di colmare i vuoti che anno nella loro vita reale attraverso i social network, gli anziani invece puntano grosse somme nei video poker e sperano di riuscire a vincere. Dal 2008 che c’è stata la diffusione di Facebook e ad oggi la situazione è molto cambiata. Facebook è diventato uno dei siti più cliccati al mondo. Sono tante le caratteristiche positive di questo social network: visibilità, congregazione, condivisione, recupero di vecchie amicizie, nascita di nuove ma ci sono anche degli aspetti negativi.
Social Network Addiction
A Molinette lo avevano capito più di un anno fa ma adesso è davvero emergenza per questa nuova dipendenza. In inglese è definita “Social Network addiction” o “Friendship addiction” dipendenza da connessione, aggiornamento della propria pagina web, ricerca di nuove amicizie virtuali (amico - dipendenza) tutto da poter registrare sul proprio profilo. Come accade per le dipendenze da sostanze anche in questo caso si può assistere a sintomi di astinenza ed altri correlati.
C’è la necessità di stare sempre collegati e aggiornare la propria pagina e nel caso non ci si colleghi per un certo periodo di tempo si presentano disagi psico fisici con presenza di pensieri fissi e forti impulsi di volersi connettere. Tutte queste dinamiche si basano su un mondo virtuale e creano, in modo fittizio, sicurezza e autostima ma nel mondo reale c’è solo dipendenza, isolamento sociale e cattiva influenza sulle principali sfere della vita, da quella lavorativa a quella familiare, a quella sociale, a quella affettiva.
Facebook e gli altri social network sono solo un modo per nascondere la realtà, per nascondere le proprie ansie, le proprie preoccupazioni, i propri sbalzi d’umore, la propria disistima e la propria solitudine. Si cercano disperatamente nuove amicizie, sempre di più, che servono come un rafforzamento del proprio ego ma non sono reali. Il più delle volte le persone non si sono mai conosciute realmente e magari mai si consoceranno. Ma è l’autostima che lo richiede. Davanti a quel pc le persone dipendenti saranno sempre più soddisfatte e quando non potranno essere davanti allo schermo si scateneranno ansia, pensieri fissi, depressione, attacchi di panico, paura, problemi di sonno, insicurezza e suscettibilità.
A questi si possono aggiungere problemi sociali, familiari, lavorativi, affettivi ed un graduale isolamento. A livello fisico si possono verificare anche problemi come l’emicrania, lo stress oculare, iper sudorazione, tachicardia, tensioni, crampi, dolori muscolari e forte stanchezza. È una delle nuove dipendenze che sta dilagando. Persone sempre più dipendenti che non riescono a staccarsi dal pc. Molti non pensano neanche di avere un problema, pensano che non ci sia niente di male a vivere seduti a quella sedia a fissare lo schermo e a scrivere di continuo frasi che andranno chissà dove. Riconoscere il problema è il primo passo verso la soluzione, provare a ritrovare la vita vera, quella delle chiacchiere con gli amici, del film in televisione e della passeggiata con il cane.
Questo non vuol essere un monito contro Facebook e gli altri social network ma solo un “mettere in guardia” chi pensa di ritrovarsi nella descrizione appena fatta. Le caratteristiche positive di questo nuovo modo di comunicare sono tantissime ma l’abuso è sempre sbagliato.
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