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Ansia e Stress

Ansia e Stress

Ansia e Stress

Ansia e Stress 

Ansia e stress sono due concetti che esprimono due aspetti differenti (uno psicologico, uno neurofisiologico) dello stesso fenomeno: uno stato di allerta, di allarme, per affrontare un eventuale pericolo o problema. Quando pensiamo ad una difficoltà che stiamo vivendo, parliamo spesso di stress: siamo stressati, ci sentiamo stressati, qualcuno o qualcosa ci stressa.

Ma cosa è esattamente lo stress?

Nel linguaggio comune, usiamo la parola stress in maniera duplice: per indicare l’evento che causa stress ed anche per connotare la risposta all’evento. Ma nel linguaggio scientifico, il termine stress (usato per la prima volta nel 1936 da Hans Selye), indica unicamente la risposta dell’organismo umano ad uno o più eventi che ne alterano l’equilibrio omeostatico, ossia l’organizzazione delle risposte automatiche volte a mantenere la stabilità dell’organismo stesso. Tutti quegli agenti o eventi che sollecitano una risposta di stress sono, in ambito scientifico, chiamati “stressors”.

Lo stress è una risposta normale dell’organismo, che si prepara ad affrontare una minaccia reale o immaginaria: esprime in questo modo una funzione prevalentemente filogenetica, che tende a preservare la vita umana preparando l’organismo alla fuga o all’attacco.  Lo stress infatti comporta l’attivazione di una serie di meccanismi fisiologici automatici che hanno lo scopo di aumentare il livello di prestazione dell’organismo.  Si va dall’aumento della frequenza respiratoria (per fornire quantità maggiori di ossigeno) e cardiaca (per fornire più sangue ai muscoli);  al rilascio di cortisolo (innalzamento del potere antiinfiammatorio)  e di endorfina (antidolorifico), fino all’ aumento dell’insulina nel sangue per produrre un rapido rifornimento di energia.

Quando lo stress ha una funzione adattiva, e compare in risposta ad una situazione o stimolo che comporta necessariamente un maggiore impiego di energie (pensiamo ad una gara, o ad un esame), parliamo di “eustress”: in questo caso secondo Selye (1950) l’effetto postumo dello stress è piacevole e desiderabile. Quando invece lo stress si presenta come una risposta disadattiva (cioè non adeguata allo stimolo), il suo effetto postumo è dannoso, spiacevole e indesiderabile: in questo caso parliamo di “distress”.

Nel 1966 Lazarus formula il concetto di stress psicologico, secondo il quale la reazione di stress dipende sia dai diversi fattori di personalità, sia dalla valutazione cognitiva con cui si attribuisce significato allo stimolo: in pratica, se l’individuo considera lo stimolo rilevante per sè, si produce un’attivazione emozionale con le conseguenti risposte somatiche di cui sopra.
L’ansia è legata proprio alla parte di valutazione cognitiva dello stress: uno stato di ansia è connotato da un aumento dell’attenzione e della percezione, ed ha a che fare con la previsione di un evento futuro. L’ansia accompagna quindi la risposta fisiologica massiva dello stress, in modo che l’individuo sia pronto ad affrontare una difficoltà sia dal punto fisiologico sia psicologico.
L’ansia quindi, come lo stress, ha una funzione naturale ed adattiva.

Tuttavia, quando la risposta di stress si cronicizza (“distress”), l’ansia tende a diventare anch’essa generalizzata, una sensazione costante anche in situazioni che non comportano concretamente minaccia o pericolo per l’individuo (un esame, una situazione sociale, un ruolo professionale, etc.). L’ansia è quindi strettamente legata alla stima che il soggetto ha di sè, al sentirsi adeguato e all’altezza delle situazioni in cui normalmente una persona può incorrere quotidianamente.

In questo senso, lavorare sulla componente cognitiva  è molto importante nella gestione dell’ansia e dello stress: l’abitudine al problem solving, la costruzione di un pensiero positivo con cui sostenersi, l’analisi dei dati di realtà,  sono strumenti con cui la persona può contenere l’ansia e prepararsi ad affrontare le difficoltà in modo più realistico e con un maggior senso di autoefficacia.